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Mister Caos racconta la genesi di “Viavai”

Mister Caos racconta la genesi di “Viavai”

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Per capire davvero l’essenza della poesia di strada è necessario immergersi nei luoghi in cui essa nasce, si innesta e muore. È indispensabile respirare quell’aria, ascoltare quei rumori, sforzarsi di vedere attraverso le ombre di quei territori. Se non siete disposti a farlo la poesia di strada non fa per voi.

Da questa premessa, è deducibile che l’anima di un lavoro come “Viavai” (la poesia più grande del mondo) risiede nella conformazione del luogo in cui è stata dipinta: Via Di Vittorio.

Via Di Vittorio è un istmo di cemento armato e asfalto, lungo un chilometro, all’estrema periferia di San Donato, cittadina dell’hinterland milanese. Per la conformazione anomala e la storia unica, oltre che una periferia della periferia, è considerato un quartiere vero e proprio. Dritta e senza uscita, “la Via” (come viene chiamata dagli abitanti) si sviluppa lungo la direttrice nord-ovest/sud- est, ha l’unico punto di accesso è a
nord-ovest, mentre all’estremità opposta (sud-est) vi è solo una piccola strada sterrata pedonale. Sui due lati della “Via” alti palazzi accolgono circa 9000 persone, un terzo della popolazione totale di San Donato. Per tutto il chilometro di lunghezza solo vie laterali chiuse e nessuna reale via di uscita. A sud-ovest l’area è delimitata da una striscia di terra incolta e da alcune fabbriche, mentre a est la ferrovia divide via Di Vittorio
dal resto di San Donato con un taglio netto. Questa barriera è resa ancora più invalicabile dal muro di insonorizzazione costruito intorno ai binari negli anni novanta: un muro alto all’incirca 10 metri e lungo quasi quanto tutta la Via, che si estende a ridosso dei palazzi. 

Una barriera fisica ma anche sociale, un elemento-simbolo tristemente evocativo che negli anni ha contribuito con la sua presenza a creare una situazione da quartiere – ghetto. Isolata dal resto della città, ma anche strada obbligata e senza uscita, “la Via” è diventata un luogo ideale per l’insediamento di forme di microcriminalità e degrado di vario tipo, di cui ancora oggi permane la nomea negativa. Nell’immaginario collettivo, via Di Vittorio è un luogo senza alternative, da cui si può solo sperare di scappare appena possibile

Qui nasce “Viavai”, un crossover di linguaggi e stili, un’opera site specific che intreccia poesia di strada, street art e land art. Realizzata su una superficie di 11.248 m2, è la più grande poesia pubblicata in strada mai scritta al mondo. Situata a 10 metri di altezza, sul tetto di un muro di barriera insonorizzante della ferrovia, è un’opera di per sé inaccessibile e debordante, impossibile da abbracciare in un unico sguardo per
via della location e delle dimensioni gigantesche, e pertanto fruibile nella sua interezza solo in maniera derivata (– Google Earth 45°24’24.6”N 9°16’02.3”E – )o dagli alti palazzi che affacciano sul muro, ma proprio per questo ancora più significativa.

In quest’opera, dedica al quartiere in cui sono cresciuto, viene portato all’estremo il gesto del debordare dandogli ulteriormente senso. Infatti in una volta sola racconta, denuncia e contestualizza un luogo che non è solo un supporto per le parole ma diventa un elemento fondamentale e costitutivo del processo creativo.

Anche al livello di fruizione il lavoro è stratificato di significati, è infatti inaccessibile e visibile solo dalla parte di popolazione del quartiere “costretta” ad affacciarsi sul muro: la provocazione nasce dalla diffidenza ad entrare nel quartiere da parte della popolazione sandonatese, legata ad antichi pregiudizi, che ora anche volendo non può usufruire dell’opera che gli è stata donata.

Viavai: https://www.youtube.com/watch?v=jv9yxnfbzrc&feature=youtu.be